Iplom, oleodotto sequestrato dalla magistratura. È cominciata la procedura di spegnimento
Si spegne la Iplom. La procedura è cominciata questa notte, resa necessaria dal sequestro da parte della magistratura dell’oleodotto che porta il greggio dal Porto Petroli alla raffineria (che si trova a Busalla) nell’ambito dell’inchiesta sullo scoppio del tubo che domenica 17 aprile ha inondato il rio Fegino, quindi il Polcevera e, per fortuna in quantità ridotte rispetto a quanto sarebbe potuto avvenire, il Golfo di Genova con 500 metri cubi di “crude oil”. Per il completo spegnimento occorreranno 13 giorni. I proprietari della Iplom (la famiglia Profumo) hanno chiesto e ottenuto la cassa integrazione a rotazione per 240 dei 252 lavoratori in organico. Durante lo stop alle attività di raffinazione l’azienda si è impegnata a garantire la presenza di una squadra di emergenza di numero superiore a quella prevista dalle normali procedure (7 persone invece che 4). I 12 dipendenti non in cassa continueranno a lavorare nel deposito di Fegino e al Porto Petroli di Multedo. Secondo l’accordo con i sindacati, Iplom si farà carico della metà dello stipendio non garantita dalla cassa integrazione. Filcem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil hanno concordato con l’azienda un nuovo incontro per avere maggiori informazioni rispetto alle conseguenze interne ed esterne all’azienda dell’evento che si è verificato, rispetto alle prospettive di ripresa dell’attività e per discutere di tutte le ulteriori azioni necessarie per prevenire eventuali situazioni analoghe in futuro in un’ottica di maggiore compatibilità tra lavoro, sicurezza e sostenibilità. La Cisl ha anche chiesto alle istituzioni cittadine, regionali e statali di aprire subito un tavolo con i sindacati <per affrontare la questione del lavoro e del necessario impegnoper migliorare la sostenibilità ambientale delle realtà produttive del nostro territorio>.



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